PREFAZIONE

Werner Heisenberg, uno dei padri della meccanica quantistica, credeva poco probabile che una teoria sulle dimensioni potesse esser descritta in maniera chiara.

Per chi conosce Heisenberg, questo fatto non è motivo di meraviglia. Se si considera il complicato sviluppo matematico della meccanica quantistica che lo stesso Heisenberg propone, ci si rende conto che la sua visione non poteva che essere questa. Per farvi un esempio, pensate che “Anche il giovane Fermi stentò molto a capire Heisenberg[…] Fermi non era ostacolato dalla matematica che padroneggiava, ma dalla fisica di Heisenberg.” Se quindi aveva impostato una meccanica quantistica complicata, è plausibile pensare che avrebbe visto ancora più complicata una teoria sulle dimensioni superiori. Pertanto, è possibile concludere che la possibilità di realizzare una teoria semplice sulle dimensioni superiori, venisse vista dal fisico tedesco, come inaccessibile, o, metaforicamente (se lo consentite), come un sotterraneo di ferro. Ed è proprio da qui che prende il titolo questo libro. Di fatto, mi propongo di esporre una semplice teoria sulle dimensioni e quindi, metaforicamente, di entrare nel sotterraneo di ferro di Werner.

In realtà, questo libro, non nasce con l’intento di contraddire Heisenberg; anzi, nelle fasi di stesura, il fisico tedesco non era nemmeno contemplato. La necessità di agganciarmi alle sue affermazioni avvenne per motivi puramente estetici. I titoli che avevo pensato fino a quel momento non avevano lo stesso effetto di quello attuale.

Invece il motivo per cui è nato questo libro deriva dal desiderio di realizzare un sogno che inseguo da una vita. Quale sogno? Quello di viaggiare nel tempo!

La prima volta che vidi un film sui viaggi nel tempo, avevo poco più di cinque anni e ne rimasi talmente affascinato, che desideravo intraprendere la carriera di “viaggiatore del tempo”. Ben presto mi accorsi che “la macchina del tempo” era solo una costruzione fantascientifica e che in pratica nessuno poteva fare un viaggio simile. Ciononostante io continuai a sperare che un giorno qualcuno (magari io) sarebbe riuscito ad inventare questa meravigliosa macchina.

Col passare degli anni, scoprii che qualcuno si era occupato delle “distorsioni spazio-tempo” e che questa volta, non si trattava di fantascienza, ma di scienza vera e propria. Questa fu la prima volta che sentii parlare di Einstein e delle sue teorie. Decisi pertanto che mi sarei occupato di fisica per il resto della mia vita.

Crescendo, mi resi conto che per quanto la fisica fosse affascinante, era poco soddisfacente da un punto di vista economico. Pertanto, spinto da motivi economici, scelsi la facoltà d’ingegneria.

Dopo un biennio travagliato, si è presentò una lunga interruzione dei miei studi, sia per lavoro che per il servizio di leva alle armi. Questa lunga pausa fu al contempo un male e un bene, perché se da un lato arrestò la mia carriera universitaria, dall’altro mi permise di meditare sui viaggi nel tempo.

Infatti, durante questo periodo feci il punto della situazione, e mi resi conto che gli sviluppi teorici in questo settore della ricerca, si stavano chiudendo lentamente in un vicolo cieco; sì perché se da una parte la teoria permette i viaggi nel tempo, dall’altra si scopre che le condizioni richieste sono praticamente irrealizzabili.

Questi fatti mi spinsero a cercare nuove strade e nuove metodologie che potessero aggirare l’ostacolo tecnologico. In un primo momento, cercai tra le librerie qualche autore che dicesse qualcosa di nuovo, invece delle solite rivisitazioni della relatività. Alcuni, pubblicavano dei libri con dei titoli interessanti come “I misteri del tempo”, o “Costruire la macchina del tempo”, che di sensazionale avevano soltanto il titolo, ma che nella sostanza non dicevano più cose degli altri. Questo stato di cose mi spinse a non sperare più sulle idee degli altri, ma a cercare in me stesso la soluzione.

L’idea principale che mi ronzava in testa, vedeva come soluzione principale, l’uso di una dimensione superiore, che permettesse in un qualche modo di superare i limiti imposti dalla relatività. Ma cosa fosse questa quinta dimensione… mistero! Fu allora che mi venne l’idea di sfruttare la similitudine con le dimensioni inferiori, per capire cosa potesse essere la quinta. Mano a mano che le idee si sviluppavano nella mia mente, rimanevo sempre più sorpreso di come da un ragionamento tanto banale, quanto elementare, potessero scaturire fuori delle conseguenze tanto importanti.

Però con questa premessa, non voglio cascare nello stesso errore dei miei predecessori. Ogni generazione di scienziati, si crede superiore a tutte le generazioni precedenti, e a tutte quelle che successive. Le parole del Mario Orso Corbino, pronunciate il 21 settembre del 1929 ad un congresso di fisica, (che già dal 1928 era professore di fisica sperimentale all’Università di Roma) confermano ciò che ho detto: “Io penso che la fisica moderna possiede già tutti i capisaldi fondamentali della fenomenologia che può svolgersi o prodursi sperimentalmente sulla nostra Terra; e che perciò, […] i nostri posteri non potranno assistere alla rivelazione di nuove grandi scoperte fisiche, come avvenne a chi assistette al sorgere della Scienza elettrica, o agli sviluppi dell’Ottica o alla scoperta delle nuove radiazioni.” Quello che espongo in questo libro non è, e non vuole pretendere di essere il “verbo” della fisica; è solo uno dei tanti piccoli traguardi che si aggiungono alla conoscenza del genere umano… sicuramente verranno altri dopo di noi che apporranno correzione, modifiche, e aggiungeranno altre idee ancora.

Ma tutte queste idee, sarebbero rimaste nella mia mente se non mi avesse sollecitato il mio coautore a scriverle in questo libro. La maggior parte di ciò che leggerete è frutto della mia mente, ma senza il suo contributo, sarebbero stati tanti piccoli pezzi di un grosso puzzle sparpagliati nella mia mente.

La sua pazienza ad ascoltarmi e il suo modo di rimettere in ordine il fiume di idee che usciva dalla mia mente, mi ha permesso di realizzare ciò che avete tra le mani. E’ sua l’idea di realizzare il libro, così come suoi sono i disegni che lo completano.

Oltre a ringraziare il Dott. Massimiliano Arcidiacono (coautore del libro), voglio ringraziare a tutti voi lettori che leggiate e che diffonderete il più possibile le idee che vengono fuori da questo libro.